Come tutelare Roma da se stessa

Invasione di esercizi commerciali che occupano impropriamente il suolo della capitale

Il centro storico di Roma, con il suo straordinario ed inestimabile complesso storico-artistico, è senza dubbio il patrimonio culturale, archeologico e architettonico più esteso e rilevante d’Italia, tanto da essere stato inserito dall’Unesco fra i beni patrimonio dell’umanità; negli ultimi anni, purtroppo, il centro storico di Roma è stato vittima di una serie di scelte, da parte dell’attuale amministrazione comunale, che stanno rischiando di comprometterne l’integrità; in particolare, l’esponenziale aumento di porzione di suolo, in aree particolarmente suggestive della città, destinate ad «ospitare» impropriamente arredi, suppellettili e strutture di esercizi commerciali che operano nel settore della ristorazione, non solo contribuisce a ridurre notevolmente la fruibilità della città, ma produce un profondo travolgimento del paesaggio urbano; dinnanzi a tale fenomeno, più volte sollevato dalle associazioni dei residenti e dagli organi di stampa, l’amministrazione comunale, in luogo di esercitare le prerogative nella tutela del patrimonio culturale, ha, in sostanza, tollerato un uso improprio a fini commerciali del suolo pubblico del centro storico di Roma; tale atteggiamento di colpevole lassismo, ha trovato conferma nei recenti avvenimenti di piazza della Rotonda, che ospita uno dei monumenti più visitati della città. A seguito degli interventi disposti dal I Municipio per procedere alla rimozione dalla piazza gli arredi abusivi ivi collocati da alcuni esercizi commerciali, il sindaco di Roma non solo non ne ha sostenuto la legittimità, ma ne ha bloccato l’azione con un’ordinanza, n. 302 del 27 dicembre 2011, che vieta ogni rimozione fino al 9 gennaio 2012; il 13 gennaio 2012, inoltre, l’amministrazione comunale è nuovamente intervenuta per posticipare di 60 giorni, decorrenti dalla data della ordinanza, l’esecuzione d’ufficio dei provvedimenti sanzionatori adottati dal Municipio I nei confronti di soggetti autorizzati ad esercitare l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, per occupazioni di suolo pubblico, con utilizzo di arredi urbani e di apparecchi di riscaldamento; il rispetto dei principi costituzionali di tutela dei beni architettonici, della trasparenza, dell’imparzialità e della legittimità nell’azione della pubblica amministrazione, richiederebbe che l’amministrazione comunale di Roma non bloccasse gli interventi stabiliti dal I Municipio -: se non intenda urgentemente verificare se nella vicenda siano state scrupolosamente osservate le norme in materia di vincoli architettonici a tutela di beni storici e culturali.

Borse di studio: discrepanze territoriali nell’effettiva garanzia del diritto all’istruzione

Ai sensi del decreto-legge n. 112 del 2008 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008 e del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, il cosiddetto «decreto sviluppo», il fondo statale per le borse di studio previsto per l’anno accademico 2011-2012 è di 101.628.250,00 euro;
in base a tale importo, secondo le agenzie regionali del diritto allo studio, su circa 170.000 studenti idonei sta percependo la borsa di studio solo il 75 per cento circa;
in base all’importo medio di una borsa di studio in Italia (3.192,50 euro) il fondo statale è sufficiente a garantire solo 1 borsa su 4 di quelle effettivamente erogate (circa 127.000) per cui l’attuale copertura è al momento garantita per la maggior parte dai fondi regionali nella misura di 3 borse su 4 di quelle effettivamente erogate; per tale motivo si sta stanno creando enormi discrepanze territoriali nell’effettiva garanzia del diritto allo studio, poiché le regioni, che si trovano in ogni caso a non poter garantire la copertura totale, sono costrette a tagliare ulteriormente i servizi e ad aumentare le tasse regionali sul diritto allo studio, facendo ricadere i costi sugli stessi studenti e sulle famiglie che avrebbero bisogno di sostegno; come si apprende dalla stampa e dagli studenti, a Torino la polizia sta procedendo allo sfratto degli studenti che non hanno la possibilità di integrare il mancato introito della borsa di studio; a seguito di questa situazione, la tensione tra gli studenti e la regione Piemonte ha portato all’occupazione della sede Edisu di Torino e la residenza studentesca Verdi, in segno di protesta per gli 8.000 idonei non beneficiari nella sola regione del Piemonte e con l’obiettivo di veder rispettata la propria condizione di «capaci meritevoli ma privi di mezzi»;
c‘è il rischio che tutti gli idonei non beneficiari si trovino impossibilitati a completare gli studi, con il moltiplicarsi di simili scenari; dato l’impegno per lo sviluppo e la crescita che si è assunto il Governo, è necessario eliminare simili negazioni del principio di pari opportunità ed è necessario sostenere i giovani meritevoli; l’attuale calpestamento del diritto allo studio, della cultura e della formazione, dovuto al precedente Governo, preclude totalmente l’unica vera via d’uscita dalla crisi, un’economia fondata sull’innovazione e sulla conoscenza -: come e con quali strumenti i Ministri interrogati intendano provvedere per garantire la copertura necessaria delle borse di studio per tutti gli idonei durante l’anno accademico 2011-2012 e per gli anni accademici i successivi.

Nuova disciplina prezzo dei libri – Polillo (AIE): “Il mondo del libro non si riconosce in questo testo licenziato al Senato: danneggia tutti”

“Il mondo dell’editoria libraria non si riconosce nel nuovo testo licenziato ieri dal Senato: danneggia tutti”. E’ molto duro il commento del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo dopo il testo licenziato ieri dalla Commissione cultura del Senato che emenda la nuova disciplina del prezzo dei libri così come approvata dalla corrispondente Commissione della Camera. Si è infatti introdotta una restrizione delle campagne promozionali a due soli periodi all’anno della durata di due mesi ciascuna, la delega al Ministero per i Beni e le Attività culturali a stabilirne i periodi, uguali per tutti gli editori, un tetto massimo di sconto del 33%, l’esclusione dalla normativa dell’editoria scolastica e sanzioni ulteriori in caso di inosservanza delle indicazioni.

“Le modifiche apportate ieri, in totale contrasto con lo spirito del ddl Levi, sono dannose per le librerie e gli editori, soprattutto i più piccoli, e dimostrano la totale non conoscenza del mercato da parte di chi ha caldeggiato e fatto approvare gli emendamenti – ha proseguito Polillo-. L’unica aggiunta condivisibile, e infatti l’AIE aveva confermato il suo accordo, è l’indicazione del limite del 33% agli sconti sulle promozioni. Tutto il resto, compresa la cervellotica decisione di affidare al Ministero per i Beni e le Attività culturali la determinazione dei periodi di promozione, invece di migliorare la situazione attuale la peggiora decisamente, sottraendo addirittura agli editori la decisione su quando promuovere i propri libri. Sono modifiche che danneggiano tutti, editori e librai: per cercare di limitare le promozioni si introducono di fatto i saldi nel mondo dei libri. E il risultato immediato è che nel prossimo mese di dicembre ognuno potrà fare quello che vuole”.

“L’esclusione dell’editoria scolastica dalla legge completa l’elenco di indicazioni senza senso per il nostro settore – ha concluso il presidente degli editori -: siamo sconcertati e faremo di tutto perché il disegno di legge torni al testo originario con la sola variante del tetto agli sconti nelle promozioni”.

“Parentopoli” all’Università di Foggia

Secondo quanto denunciato dal programma televisivo «Striscia la Notizia» e dalla stampa, presso l’università di Foggia sarebbero stati assunti ben sette parenti dell’ex rettore Antonio Muscio; come riportato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 24 gennaio 2012, presso l’ateneo lavorerebbero la moglie, la figlia, il figlio, la nuora, il genero, la sorella del genero ed il nipote dell’ex rettore Muscio; la stessa pratica è stata denunciata anche presso l’università di Bari, dove risulta siano stati assunti una dozzina di parenti del direttore amministrativo Antonio De Santis; appare del tutto evidente che le succitate assunzioni sono espressione del fenomeno «parentopoliuniversitario», che si sperava di aver bloccato mediante la legge 30 dicembre 2010, n. 240 (Norme in materia di organizzazione delle università di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario) -: se il Ministro sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa e quali iniziative, anche normative, di competenza intenda adottare al fine di impedire il verificarsi di tali fenomeni, altamente dannosi per il buon andamento e la trasparenza del sistema universitario italiano.

ABI: un conto corrente su due abilitato per operazioni on line. Sul web soprattutto estratti conti e bonifici

Un conto corrente su due opera anche via internet, cellulare e telefono. Sono oltre 16 milioni, infatti, i conti abilitati ad almeno uno dei canali alternativi allo sportello tradizionale (50%, +10,7% rispetto al 2008). Internet e’ il canale preferito dalle famiglie italiane che online fanno bonifici e pagamenti, ricaricano le prepagate, comprano e vendono titoli, e cosi’ via (naviga il 48% dei conti correnti). E’ la fotografia Abi che emerge dal settimo rapporto su ”La multicanalita’ delle banche”, messo a punto dal Consorzio Bancomat e presentato oggi al convegno Carte 2010. In particolare, i risultati dello studio condotto su un campione di 283 banche al 31 dicembre 2009 mostrano che I conti correnti abilitati ad operare via internet sono 15,5 milioni, in aumento del 17,7% rispetto al 2008. Di questi, 4,2 milioni sono quasi esclusivamente online. Ogni conto effettua in media 1,4 accessi a settimana pari a circa 70 l’anno. Anche quest’anno – con 1,2 miliardi di informazioni su saldo, movimenti e condizioni di conto corrente richieste alle banche – la consultazione dell’estratto conto e’ l’operazione piu’ frequente (in media 2,4 volte a settimana). Al secondo posto, invece, si confermano i bonifici: nel 2009 ne sono stati fatti 58,4 milioni via internet (pari al 47% del totale), per un valore complessivo di oltre 98 miliardi di euro. Seguono i pagamenti online (32,7 milioni per 44,8 miliardi di euro), le ricariche del cellulare (26,8 milioni per 837 milioni di euro) e le ricariche delle carte prepagate (4,9 milioni per 389 milioni di euro). Lo studio dell’Abi mette in evidenza anche che quasi 12 milioni di conti correnti rispondono anche al telefono I conti abilitati al phone banking sono infatti 11,8 milioni, pari al 37% del totale dei conti correnti delle famiglie, con un aumento del 26,5% rispetto al 2008. In un anno, la ”banca telefonica” ha fatto registrare oltre 39 milioni di contatti complessivi per chiedere informazioni sul conto corrente (34 milioni di richieste) o sull’attivita’ di trading (8,1 milioni). Nello stesso periodo, via telefono sono stati fatti 2,3 milioni di bonifici (per un valore complessivo di 2,6 miliardi di euro), 2 milioni di ricariche telefoniche (40 milioni di euro), 230 mila ricariche di carte prepagate (40 milioni di euro), 240 mila pagamenti (102 milioni di euro) e 800 mila operazioni in borsa (5,2 miliardi di euro). Cresce anche il mobile banking cresce del 31% I conti abilitati via ”telefonino” sono 6,2 milioni, pari al 19% del totale, con una crescita del 31% rispetto al 2008. Le operazioni piu’ frequenti via cellulare sono: le richieste di informazioni (circa 6 milioni, 130 mila delle quali relative ad operazioni di trading), le ricariche telefoniche (2,1 milioni) ed i bonifici (circa 190 mila). I conti abilitati alla compravendita di titoli via internet infine sono 4 milioni, stabili rispetto al 2008. Aumentano pero’ del 9% le operazioni che raggiungono 21 milioni, grazie soprattutto al trading azionario che e’ cresciuto sia per numero di transazioni (19 milioni, +8,3%), sia in termini di valore (83 miliardi, +60% circa).

Il gioco d’azzardo: una vera e propria piaga sociale

Uno studio pubblicato su Springer Science dell’istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) ha lanciato l’allarme sulla diffusione del fenomeno del gioco d’azzardo in Italia; è emersa, la fotografia del giocatore tipo che è quella di un maschio, titolare di licenza media inferiore, bevitore di alcolici e fumatore. I soggetti più a rischio, però, sono i giovani giocatori, che abusano anche di farmaci tra i quali i tranquillanti; la coordinatrice della ricerca dell’Ifc-Cnr dottoressa Sabrina Molinaro, ha specificato che – quella che possiamo considerare con un aggettivo come spaventosa – la percentuale del 42 per cento della popolazione campionata di età compresa tra i 15 e i 24 anni ed i 25 e 64, risulta aver giocato somme di denaro almeno una volta nel corso degli ultimi 12 mesi; tale cifra, rapportata al numero di residenti in Italia è sconvolgente se si può considerare che all’incirca 17 milioni di persone risultano essere coinvolte dal gioco d’azzardo, che a ragione, può essere considerata una vera e propria epidemia sociale che condiziona la vita di troppe famiglie italiane; le statistiche indicate nella ricerca sono eloquenti delle condizioni sociali in cui si diffonde il fenomeno e sulla particolare incidenza tra i giovani: il 36 per cento dei 15-24enni ha dichiarato di aver giocato almeno una volta negli ultimi dodici mesi e quindi per un totale 2,2 milioni di giovani adulti, di questi ben il 27 per cento sono i cosiddetti giocatori sociali e il 9 per cento di problematici, questi ultimi per un totale di 500 mila persone; se i ragazzi, quindi, giocano di meno in generale, sono però i più esposti rispetto agli adulti a situazioni di gioco problematico. Tant’è che gli adulti che affermano di aver giocato almeno una volta negli ultimi dodici mesi sono il 45 per cento (per un totale di 15 milioni), tra il 37 per cento che non presenta criticità, mentre l’8 per cento può essere inserito nella categoria dei problematici; come già sottolineato ad essere più soggetta, secondo un precedente studio del Cnr Ipsad-Italia tra il 2007-2008, è la popolazione maschile, in ciascuna delle fasce di età prese in considerazione: gli uomini giocatori sono il 56 per cento tra i 15-24enni e il 54 per cento tra gli adulti. Il 10 per cento dei giovani maschi giocatori rischia di sviluppare dipendenza da gioco d’azzardo, cioè cinque volte di più rispetto alle coetanee, anche se la popolazione femminile ha probabilità doppia di cadere nel gioco problematico rispetto agli uomini nella fascia 25-64; secondo la studiosa del CNR tra le ragioni per cui vi sia tale predominanza di genere debbano essere: «ricercata nel marketing, orientato soprattutto verso i maschi, con un’offerta vasta di scommesse sportive, poker on-lineslot-machine. Solo di recente la pubblicità si rivolge alle donne con giochi come il bingo, gratta e vinci, lotto, superenalotto» -:
come il Governo stia affrontando ed arginando il problema del gioco d’azzardo ed in particolare se non ritenga necessario diminuire l’incentivazione del fenomeno del gioco, divenuto oramai una piaga sociale, che con «Gratta & Vinci», «Superenalotto», lotterie istantanee, scommesse varie, incoraggia i cittadini e soprattutto i giovani, con piccole somme per volta, ad indebitarsi e ad affidarsi alla «fortuna» anziché ad avere fiducia e sostegno da parte delle istituzioni.

Il “tesoretto” della Parmalat verrà investito oltr’alpe?

L’8 luglio 2011, con la positiva conclusione dell’offerta pubblica di acquisto, la società francese Lactalis ha acquisito il controllo della società Parmalat spa, della quale detiene l’83,30 per cento del capitale; il 6 ottobre 2011 il consiglio di amministrazione di Parmalat spa ha deliberato all’unanimità l’adesione della società al sistema di cashpooling del gruppo Lactalis; questa operazione ha di fatto dato il via libera al trasferimento del «tesoretto» dei circa 1,5 miliardi di euro di liquidità accumulati dalla gestione commissariale di Parmalat spa, quale frutto dell’azione di salvataggio e rilancio del gruppo di Collecchio (Parma), alla tesoreria della multinazionale del latte francese; secondo indiscrezioni di stampa il «tesoretto» verrà impiegato da Lactalis al di fuori del nostro Paese, per nuove acquisizioni in Francia e per il ripianamento dei debiti contratti (stimati in oltre 3 miliardi di euro) -: se il Ministro interrogato sia a conoscenza del piano industriale del gruppo Lactalis per quanto attiene il futuro della Parmalat spa e se non ritenga di assumere tutte le iniziative di competenza al fine di garantire le capacità produttive del gruppo, il suo sviluppo e i livelli occupazionali in Italia.

EPAP: la cassa piange. Dubbi sugli investimenti degli ultimi anni

 Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell’economia e delle finanze e della giustizia – Premesso che:

l’Ente di previdenza e assistenza pluricategoriale (EPAP), del quale fanno parte geologi, agronomi, chimici e attuari con oltre 25.000 iscritti, versa in una grave situazione economico-finanziaria a causa di una serie di investimenti compiuti fra il 2007 e il 2008 su prodotti finanziari ad alto rischio che hanno portato l’EPAP ad accusare perdite per oltre 60 milioni di euro ai limiti del collasso finanziario come se l’ente fosse una banca d’affari e non già un istituto che dovrebbe gestire con oculatezza i risparmi dei propri iscritti;

l’EPAP si è avvalso della consulenza finanziario-economica del professor M. Dell’Occhio docente di economia all’università Bocconi di Milano e la cattedra dello stesso professore è stata sponsorizzata con 750.000 euro dalla banca d’affari Lehman Brothers, banca successivamente fallita e sulla quale l’EPAP ha investito 15,7 milioni di euro;

i vertici dell’EPAP, in occasione dell’audizione del 21 aprile 2010 presso la Commissione bicamerale di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, hanno consapevolmente nascosto alla Commissione la disastrosa situazione economico-finanziaria a cui essi stessi hanno portato l’ente, mentre al momento dell’audizione erano a conoscenza del disastroso bilancio per il 2009, chiuso con un disavanzo di gestione pari a 9.202.100 euro e del fatto che si è evitato di chiudere con un patrimonio netto negativo procedendo al recupero di 7.464.092 euro dal fondo svalutazione crediti, evitando così il commissariamento;

le perdite dovute a operazioni di dismissione del portafoglio effettuate dal nuovo advisor nel luglio 2009 risultano pari a 28.201.148 euro. Pertanto, il disavanzo provocato dagli attuali vertici dell’ente, per gli anni 2008-2009, ammonta a 62.902.100 euro;

il sindacato dei geologi liberi professionisti di Sicilia è stato costretto a chiedere l’annullamento della consultazione elettorale per il rinnovo delle cariche statutarie svoltasi nel marzo 2010 a causa di gravi ed evidenti irregolarità quali il prolungamento arbitrario dei tempi assegnati alla consultazione elettorale. La richiesta di annullamento è stata avanzata anche alla Procura della Repubblica di Roma e ai Ministeri vigilanti;

lo stesso sindacato ha chiesto e ottenuto da parte del Garante della protezione dei dati personali un’attività ispettiva circa l’uso del voto elettronico ritenuto non sicuro fino al punto di temere per la segretezza del voto. Il Garante, ritenendo fondate le argomentazioni, ha aperto il fascicolo n. 67568 e lo ha affidato al Dipartimento realtà economiche e produttive, invitando l’EPAP a relazionare entro il 10 giugno 2010;

nello statuto e nel regolamento dell’ente si ravvisano diversi e gravi profili di incostituzionalità alcuni dei quali contrari ai principi di democratica convivenza civile quali l’art. 48 della Costituzione in materia di capacità elettorale passiva;

in data 30 giugno 2010 il Presidente della III Commissione attività produttive della Regione Siciliana, a seguito dell’audizione del predetto sindacato, ha inoltrato una nota di seria preoccupazione circa la situazione finanziaria e regolamentare dell’ente, alla richiamata Commissione parlamentare, al Ministro della giustizia e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Nella stesa nota il Presidente onorevole S. Caputo annuncia l’apertura di un’inchiesta parlamentare della Regione Siciliana sulla cassa di previdenza EPAP,

si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e conseguentemente quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di garantire agli iscritti dell’EPAP una corretta e trasparente gestione dei propri risparmi.

Operazione immobiliare sospetta: l’Enap acquista un palazzo al centro di Roma alla considerevole cifra di 54 milioni di euro

Risulta all’interrogante da alcune notizie apparse su diversi organi di stampa (“la Repubblica”, “Corriere della Sera”, “La Stampa” del 1° febbraio 2012) che l’Enpap, istituto di previdenza degli psicologi, ha acquistato il 31 gennaio 2011, alla considerevole cifra di 54 milioni di euro (ovvero 44,5 milioni di euro più IVA, per un prezzo unitario di 14.000 euro al metro quadro), un palazzo nel centro di Roma, in via della Stamperia alle spalle di fontana di Trevi, al fine di adibirlo a sede dell’ente previdenziale stesso; l’Enpap ha acquistato il predetto stabile da un privato, il quale a sua volta aveva comprato il palazzo, il giorno stesso, per una cifra notevolmente inferiore, pari a 26 milioni di euro, da un fondo immobiliare, il fondo Omega, partecipato anche dalla banca Intesa Sanpaolo. Il fortunato trader ha così guadagnato ben 18 milioni di euro in un giorno. Risulta pertanto alquanto sospetto il fatto che l’Enpapavrebbe preferito comprare l’immobile da un soggetto privato ad una considerevole cifra, piuttosto che direttamente dal fondo Omega ad una cifra nettamente inferiore; l’esborso di 54 milioni di euro da parte dell’Enpap immobilizza un decimo dell’intero patrimonio dell’ente;

l’operazione immobiliare descritta ha destato numerosi sospetti tra gli stessi iscritti all’ente di previdenza degli psicologi, che proprio sul sito Internet dell’Enpap hanno cominciato a chiedere chiarimenti: di cinque piani più un seminterrato, comprendendo anche l’Iva, il palazzo è stato comprato, come già scritto, a un prezzo di 14.000 euro al metro quadro. «La cifra appare molto elevata – scrivono gli iscritti Enpap sul web – considerando l’attuale momento di pesante crisi anche del mercato immobiliare. E ci sono preoccupanti interrogativi visto che si sta parlando di milioni di euro dei nostri depositi e delle nostre pensioni»;

lo stesso presidente dell’Ordine degli psicologi della Lombardia, a seguito della vicenda, ha auspicato che il presidente dell’EnpapArcicasa e il resto del consiglio di amministrazione dell’ente, in attesa di chiarimenti esaustivi, si dimettano da un incarico che non possono più ricoprire, poiché la questione riguarda un possibile illecito che ha direttamente a che fare con la loro amministrazione del patrimonio dell’ente previdenziale, con grave pregiudizio per l’economicità dell’ente stesso e per la sorte dei contributi previdenziali degli iscritti;

considerato che l’Enpap, ai sensi del decreto legislativo n. 103 del 1996, si occupa della previdenza obbligatoria degli psicologi che esercitano la propria attività in forma di libera professione. L’ente ha iniziato la propria attività a seguito dell’approvazione del proprio statuto e del regolamento con decreto interministeriale del 15 ottobre 1997 ed eroga ai propri iscritti pensioni di vecchiaia, invalidità e superstiti. Inoltre, eroga prestazioni assistenziali quali, al momento, l’indennità di maternità, si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Governo intenda adottare, nell’ambito delle proprie competenze, al fine di accertare la correttezza dell’operato del presidente dell’Enpap e degli amministratori dell’ente stesso in merito all’operazione immobiliare descritta, anche al fine di accertare se sia stato in qualche modo compromesso il patrimonio dell’ente stesso a danno degli iscritti, che potrebbero vedere compromessi indennizzi di carattere previdenziale ed assistenziale come pensioni e trattamento fine rapporto.