Come tutelare l’autonomia dell’arte dalle minacce censorie?

Nella serata del 24 gennaio, è prevista in anteprima nazionale la messa in scena, al teatro Parenti di Milano, dello spettacolo di Romeo Castellucci «Sul concetto del volto nel figlio di Dio»; tale rappresentazione è stata preceduta da innumerevoli lettere di protesta inviate alla direttrice del teatro in questione Andrée Ruth Shammah, che chiedevano la sospensione della messa in scena dello spettacolo, considerato blasfemo; alla direttrice e al regista sono stati inviati messaggi intimidatori e minacciosi della loro integrità fisica, tanto che le autorità preposte hanno dovuto dispiegare un nutrito drappello di forze dell’ordine che tuttora stazionano sotto le abitazioni degli interessati; le stesse gerarchie ecclesiastiche hanno espresso posizioni differenziate e comunque nessuna a favore della censura dello spettacolo;
lo spettacolo in questione è stato sponsorizzato dalle maggiori istituzioni teatrali europee e internazionali;
il regista e la direttrice del teatro si sono pubblicamente dichiarati rispettosi del sentimento religioso dei cristiani e dei cattolici in particolare -: quali iniziative intenda assumere per difendere l’autonomia dell’arte, la pluralità delle sue espressioni in nome di un comune vivere civile che possa dispiegarsi nel rispetto delle differenti sensibilità e contro minacce e vocazioni censorie di segno integralista.

Come tutelare Roma da se stessa

Invasione di esercizi commerciali che occupano impropriamente il suolo della capitale

Il centro storico di Roma, con il suo straordinario ed inestimabile complesso storico-artistico, è senza dubbio il patrimonio culturale, archeologico e architettonico più esteso e rilevante d’Italia, tanto da essere stato inserito dall’Unesco fra i beni patrimonio dell’umanità; negli ultimi anni, purtroppo, il centro storico di Roma è stato vittima di una serie di scelte, da parte dell’attuale amministrazione comunale, che stanno rischiando di comprometterne l’integrità; in particolare, l’esponenziale aumento di porzione di suolo, in aree particolarmente suggestive della città, destinate ad «ospitare» impropriamente arredi, suppellettili e strutture di esercizi commerciali che operano nel settore della ristorazione, non solo contribuisce a ridurre notevolmente la fruibilità della città, ma produce un profondo travolgimento del paesaggio urbano; dinnanzi a tale fenomeno, più volte sollevato dalle associazioni dei residenti e dagli organi di stampa, l’amministrazione comunale, in luogo di esercitare le prerogative nella tutela del patrimonio culturale, ha, in sostanza, tollerato un uso improprio a fini commerciali del suolo pubblico del centro storico di Roma; tale atteggiamento di colpevole lassismo, ha trovato conferma nei recenti avvenimenti di piazza della Rotonda, che ospita uno dei monumenti più visitati della città. A seguito degli interventi disposti dal I Municipio per procedere alla rimozione dalla piazza gli arredi abusivi ivi collocati da alcuni esercizi commerciali, il sindaco di Roma non solo non ne ha sostenuto la legittimità, ma ne ha bloccato l’azione con un’ordinanza, n. 302 del 27 dicembre 2011, che vieta ogni rimozione fino al 9 gennaio 2012; il 13 gennaio 2012, inoltre, l’amministrazione comunale è nuovamente intervenuta per posticipare di 60 giorni, decorrenti dalla data della ordinanza, l’esecuzione d’ufficio dei provvedimenti sanzionatori adottati dal Municipio I nei confronti di soggetti autorizzati ad esercitare l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, per occupazioni di suolo pubblico, con utilizzo di arredi urbani e di apparecchi di riscaldamento; il rispetto dei principi costituzionali di tutela dei beni architettonici, della trasparenza, dell’imparzialità e della legittimità nell’azione della pubblica amministrazione, richiederebbe che l’amministrazione comunale di Roma non bloccasse gli interventi stabiliti dal I Municipio -: se non intenda urgentemente verificare se nella vicenda siano state scrupolosamente osservate le norme in materia di vincoli architettonici a tutela di beni storici e culturali.

Borse di studio: discrepanze territoriali nell’effettiva garanzia del diritto all’istruzione

Ai sensi del decreto-legge n. 112 del 2008 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008 e del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, il cosiddetto «decreto sviluppo», il fondo statale per le borse di studio previsto per l’anno accademico 2011-2012 è di 101.628.250,00 euro;
in base a tale importo, secondo le agenzie regionali del diritto allo studio, su circa 170.000 studenti idonei sta percependo la borsa di studio solo il 75 per cento circa;
in base all’importo medio di una borsa di studio in Italia (3.192,50 euro) il fondo statale è sufficiente a garantire solo 1 borsa su 4 di quelle effettivamente erogate (circa 127.000) per cui l’attuale copertura è al momento garantita per la maggior parte dai fondi regionali nella misura di 3 borse su 4 di quelle effettivamente erogate; per tale motivo si sta stanno creando enormi discrepanze territoriali nell’effettiva garanzia del diritto allo studio, poiché le regioni, che si trovano in ogni caso a non poter garantire la copertura totale, sono costrette a tagliare ulteriormente i servizi e ad aumentare le tasse regionali sul diritto allo studio, facendo ricadere i costi sugli stessi studenti e sulle famiglie che avrebbero bisogno di sostegno; come si apprende dalla stampa e dagli studenti, a Torino la polizia sta procedendo allo sfratto degli studenti che non hanno la possibilità di integrare il mancato introito della borsa di studio; a seguito di questa situazione, la tensione tra gli studenti e la regione Piemonte ha portato all’occupazione della sede Edisu di Torino e la residenza studentesca Verdi, in segno di protesta per gli 8.000 idonei non beneficiari nella sola regione del Piemonte e con l’obiettivo di veder rispettata la propria condizione di «capaci meritevoli ma privi di mezzi»;
c‘è il rischio che tutti gli idonei non beneficiari si trovino impossibilitati a completare gli studi, con il moltiplicarsi di simili scenari; dato l’impegno per lo sviluppo e la crescita che si è assunto il Governo, è necessario eliminare simili negazioni del principio di pari opportunità ed è necessario sostenere i giovani meritevoli; l’attuale calpestamento del diritto allo studio, della cultura e della formazione, dovuto al precedente Governo, preclude totalmente l’unica vera via d’uscita dalla crisi, un’economia fondata sull’innovazione e sulla conoscenza -: come e con quali strumenti i Ministri interrogati intendano provvedere per garantire la copertura necessaria delle borse di studio per tutti gli idonei durante l’anno accademico 2011-2012 e per gli anni accademici i successivi.

Nuova disciplina prezzo dei libri – Polillo (AIE): “Il mondo del libro non si riconosce in questo testo licenziato al Senato: danneggia tutti”

“Il mondo dell’editoria libraria non si riconosce nel nuovo testo licenziato ieri dal Senato: danneggia tutti”. E’ molto duro il commento del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo dopo il testo licenziato ieri dalla Commissione cultura del Senato che emenda la nuova disciplina del prezzo dei libri così come approvata dalla corrispondente Commissione della Camera. Si è infatti introdotta una restrizione delle campagne promozionali a due soli periodi all’anno della durata di due mesi ciascuna, la delega al Ministero per i Beni e le Attività culturali a stabilirne i periodi, uguali per tutti gli editori, un tetto massimo di sconto del 33%, l’esclusione dalla normativa dell’editoria scolastica e sanzioni ulteriori in caso di inosservanza delle indicazioni.

“Le modifiche apportate ieri, in totale contrasto con lo spirito del ddl Levi, sono dannose per le librerie e gli editori, soprattutto i più piccoli, e dimostrano la totale non conoscenza del mercato da parte di chi ha caldeggiato e fatto approvare gli emendamenti – ha proseguito Polillo-. L’unica aggiunta condivisibile, e infatti l’AIE aveva confermato il suo accordo, è l’indicazione del limite del 33% agli sconti sulle promozioni. Tutto il resto, compresa la cervellotica decisione di affidare al Ministero per i Beni e le Attività culturali la determinazione dei periodi di promozione, invece di migliorare la situazione attuale la peggiora decisamente, sottraendo addirittura agli editori la decisione su quando promuovere i propri libri. Sono modifiche che danneggiano tutti, editori e librai: per cercare di limitare le promozioni si introducono di fatto i saldi nel mondo dei libri. E il risultato immediato è che nel prossimo mese di dicembre ognuno potrà fare quello che vuole”.

“L’esclusione dell’editoria scolastica dalla legge completa l’elenco di indicazioni senza senso per il nostro settore – ha concluso il presidente degli editori -: siamo sconcertati e faremo di tutto perché il disegno di legge torni al testo originario con la sola variante del tetto agli sconti nelle promozioni”.

“Parentopoli” all’Università di Foggia

Secondo quanto denunciato dal programma televisivo «Striscia la Notizia» e dalla stampa, presso l’università di Foggia sarebbero stati assunti ben sette parenti dell’ex rettore Antonio Muscio; come riportato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 24 gennaio 2012, presso l’ateneo lavorerebbero la moglie, la figlia, il figlio, la nuora, il genero, la sorella del genero ed il nipote dell’ex rettore Muscio; la stessa pratica è stata denunciata anche presso l’università di Bari, dove risulta siano stati assunti una dozzina di parenti del direttore amministrativo Antonio De Santis; appare del tutto evidente che le succitate assunzioni sono espressione del fenomeno «parentopoliuniversitario», che si sperava di aver bloccato mediante la legge 30 dicembre 2010, n. 240 (Norme in materia di organizzazione delle università di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario) -: se il Ministro sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa e quali iniziative, anche normative, di competenza intenda adottare al fine di impedire il verificarsi di tali fenomeni, altamente dannosi per il buon andamento e la trasparenza del sistema universitario italiano.